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Dal Brennero alla Dordogna: un viaggio in camper tra Fiandre, Normandia, castelli di Francia e la verdeggiante Dordogna.

Redazione
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Quattordici giorni, un van appena acquistato battezzato “Hey Hey” al suo primo vero viaggio con noi e una rotta che dal Trentino Alto Adige prosegue in Germania, anche se solo di passaggio, entra in Francia per un ritrovo di famiglia in Champagne, sale nelle Fiandre belghe, scende sulle spiagge dello sbarco in Normandia e arriva fino alla Dordogna passando per alcuni castelli della Valle della Loira.

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Non è un itinerario “puro” sulla Francia, e va detto subito perché a chi organizza un viaggio simile serve chiarezza: la parte francese comprende l’incontro di famiglia a Mesnil-Saint-Père, la costa della Manica tra Dunkerque e Les Loges, le falesie di Etretat, le spiagge dello sbarco in Normandia, il giro dei castelli della Loira e infine trascorrere il ferragosto con una vecchia amica italiana in Dordogna. In mezzo, due giorni in Belgio (Chimay, Gand, Bruges) che fanno parte a pieno titolo del percorso e vengono raccontati qui insieme al resto, tappa per tappa, con costi e soste incluse.

Dal Brennero alla Loira: un viaggio in camper in due tra Fiandre, Normandia e castelli di Francia

Il viaggio è stato fatto in tre tappe principali. La prima parte, da Vipiteno a Mesnil-Saint-Père, è un trasferimento vero e proprio verso un punto d’incontro familiare; da lì in poi il ritmo cambia e si fa più simile a un giro turistico, tra centri storici belgi, la costa normanna, i luoghi della memoria dello sbarco alleato i castelli sulla Loira fino ad arrivare in Dordogna.

MAppa del viaggio Dal Brennero alla Dordogna

Il viaggio in breve

  • Periodo: 30 luglio – 17 agosto 2026 (il viaggio prosegue oltre questa data; i dati disponibili coprono questo arco)
  • Durata: 19 giorni, 17 tappe
  • Km complessivi: 4.342 km
  • Paesi attraversati: Italia (partenza), Germania (transito), Francia, Belgio, di nuovo Francia (Normandia, Valle della Loira e Dordogna)
  • Tipologia di viaggio: camper/van, viaggio in due, con tappe di incontro con familiari e amici lungo il percorso
  • Costo complessivo: € 2.297,39 (comprende spese non strettamente di viaggio, come regali, ingressi a musei/castelli e abbonamenti annuali alle varie App di parcheggi e soste camper)

Itinerario

Vipiteno (Alto Adige, IT) – partenza, 30/07 142 km percorsi dal Brennero. Sosta in un parcheggio semplice accanto a un supermercato, prima di attraversare il confine.

Stoccarda (Germania) – 31/07 445 km, statale 177. Sosta per la notte in una zona tranquilla vicino a un centro sportivo, a circa 20 km dal centro città. Notte di pioggia.

Port de Mesnil-Saint-Père (Francia, Grand Est) – 01/08 495 km, statale N4 – la tappa più lunga del viaggio. Parcheggio fronte lago, solo asfalto e senza ombra. Qui il gruppo si è riunito con altri familiari già in zona.

Cul-Des-Sarts (Belgio, provincia di Namur) – 02/08 249 km. Area di sosta attrezzata nel centro del paesino, vicino a Chimay.

Gand (Belgio, Fiandre Orientali) – 03/08 186 km, statale. Parcheggio a circa 2 km dal centro storico, tranquillo ma con passaggi ferroviari rumorosi.

Bruges / Dunkerque (Belgio–Francia) – 04/08 146 km. Giornata di visita a Bruges, pernottamento in un parcheggio gratuito nei pressi di Dunkerque, vicino al lago di Teteghem.

Les Loges (Normandia, Francia) – 05/08 374 km, tra autostrada, statale e provinciale panoramica lungo la costa. Solo parcheggio su strada, nessun servizio.

Etretat (Normandia, Francia) – 06/08 Appena 8 km di spostamento interno. Notte al campeggio municipale, dopo un tentativo iniziale a vuoto (il campeggio era “completo” al mattino).

Arromanches-les-Bains (Normandia, Francia) – 07/08 e 08/08 (due notti) 164 km il primo giorno, poi giornata ferma. Strada costiera panoramica da Le Havre a Honfleur e attraversamento del Ponte di Normandia. Parcheggio privato, accesso stretto, non adatto a mezzi grandi.

Utah Beach (Normandia, Francia) – 09/08 80 km. Giornata dedicata alle spiagge dello sbarco: cimitero americano, Omaha Beach, La Pointe du Hoc, infine Utah Beach. Parcheggio gratuito.

Camping Chargé (Valle della Loira, Francia) – 10/08 378 km. Campeggio municipale essenziale, sulla riva della Loira.

Chateaux de Chenonceaux – area sosta (Valle della Loira, Francia) – 11/08 26 km. Giornata di visita al castello di Amboise, poi area di sosta camper-car accanto a Chenonceaux.

Etang de la Chaume (Francia) – 12/08 183 km. Mattinata al castello di Chenonceaux, poi trasferimento verso sud fino a un parcheggio libero fronte lago.

Dordogna – 13/8 – 16/8 198 Km

Riva del Garda (fine viaggio) – 17/8 – 1.260 Km

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Il racconto del viaggio

Finalmente si parte: da Vipiteno alla Champagne

Il nostro viaggio è iniziato a Vipiteno, con il Brennero alle spalle e quella strana sensazione che si prova quando si parte davvero: un po’ di entusiasmo, un po’ di organizzazione dell’ultimo minuto e la curiosità di vedere dove ci avrebbe portato la strada.

La prima notte è stata soprattutto una sorta di “rodaggio” per il van. Dovevamo ancora prendere le misure con gli spazi, capire cosa avevamo dimenticato e, soprattutto, entrare nel ritmo della vita a bordo. Da lì abbiamo puntato verso nord, facendo una breve sosta a Stoccarda, che abbiamo intravisto appena. La città ci è sembrata bella, con le sue continue salite e discese, ma avevamo una meta precisa e non volevamo perdere troppo tempo.

La nostra destinazione era la Champagne, e più precisamente il lago di Mesnil-Saint-Père. Durante il viaggio abbiamo fatto rifornimento diverse volte, ma senza mai riempire completamente il serbatoio. Era una piccola accortezza che ci permetteva di non caricare inutilmente il van e che, alla fine, abbiamo mantenuto per praticamente tutto il viaggio.

A Nancy abbiamo fatto anche una sosta al Decathlon. Abbiamo voluto acquistare un regalo per la più piccola della famiglia.

Poi finalmente siamo arrivate al parcheggio sul lago di Mesnil-Saint-Père. Ad aspettarci c’era la nostra nipotina, impaziente di vederci. È stato proprio in quel momento che abbiamo avuto la sensazione che il viaggio fosse iniziato davvero: non eravamo più semplicemente in viaggio verso una destinazione, eravamo finalmente tutti insieme.

Belgio, birra e strade nel bosco

Dalla Francia siamo ripartiti verso il Belgio, direzione Chimay. Abbiamo fatto base a Cul-Des-Sarts, un piccolo paese che non avevamo certo scelto per caso: eravamo vicine a Chimay, famosa soprattutto per la sua birra trappista.

E qui è arrivata una di quelle sorprese che rendono un viaggio in van/camper ancora più bello. Proprio quel giorno, il paese era in festa. C’era un piccolo mercatino dell’usato (Brocante), musica e gente in giro fino a tardi. Non avevamo programmato nulla, ma ci siamo ritrovate immersi nella vita del paese.

Abbiamo esplorato i dintorni in bicicletta. Il percorso nel bosco, però, si è rivelato decisamente più impegnativo di quanto immaginassimo. Buche, fango e pozzanghere ci hanno fatto capire abbastanza in fretta che quella non sarebbe stata una semplice passeggiata in bicicletta. In compenso, durante il percorso abbiamo avuto anche la fortuna di intravedere un cervo. È stato un attimo, quasi un’apparizione, ma è bastato a rendere speciale quella pedalata.

La sera siamo tornate in paese e ci siamo concesse una birra e un hamburger. E qui è arrivata un’altra piccola sorpresa del viaggio: i prezzi. Una birra è costata appena 2 € e un hamburger 3,50 €. Considerando i prezzi che ormai siamo abituate a vedere in gran parte dell’Europa occidentale, ci è sembrato quasi incredibile.

Una passeggiata a Gand prima di salutarci

Dopo Cul-Des-Sarts abbiamo raggiunto Gand, una delle città che avevamo voglia di vedere, anche se purtroppo il tempo a disposizione era poco.

Abbiamo fotografato dall’esterno il Castello dei Conti di Fiandra, poi ci siamo semplicemente lasciate guidare dalle strade del centro storico. Gand è una città che meriterebbe molto più tempo, ma anche una visita breve riesce a regalare parecchie immagini da portarsi dietro.

Prima di ripartire ci siamo fermate per una birra. In realtà era quasi un piccolo rito per “smaltire” i saluti, perché a quel punto il gruppo cominciava a separarsi e ognuno avrebbe continuato il viaggio verso destinazioni diverse.

Per dormire avevamo trovato un parcheggio gratuito attraverso Park4Night, a circa due chilometri dal centro. Era comodo e abbastanza pratico per visitare la città.

Bruges, le cozze e quella piazza da cartolina

Il giorno dopo siamo ripartite verso Bruges, probabilmente una delle tappe che aspettavamo con più curiosità.

Abbiamo lasciato il van in un parcheggio gratuito, facendo però attenzione al limite massimo di quattro ore e al disco orario obbligatorio. Da lì abbiamo proseguito a piedi per circa un chilometro e mezzo, fino ad arrivare alla Piazza del Mercato di Bruges.

E devo dire che, appena arrivata, ho capito perché questa città è così famosa. Bruges sembra quasi costruita per essere fotografata: i palazzi, i canali, le strade del centro storico e quell’atmosfera un po’ sospesa che ti fa dimenticare per qualche ora di essere semplicemente una turista.

Nella Piazza del Mercato abbiamo trovato una guida di Free Tour. Avremmo preferito farla in italiano, ma non era disponibile, quindi abbiamo scelto quella in spagnolo. Per circa due ore abbiamo ascoltato storie, curiosità e leggende della città. È stato un modo completamente diverso di guardarla: dopo la visita, alcuni angoli che avevamo attraversato poco prima sembravano avere improvvisamente una storia da raccontare. (abbiamo dato 20€ alla bravissima guida di Santiago de Compostela).

Per pranzo abbiamo seguito il consiglio della guida e siamo andate da Poules Moules, ristorante specializzato in cozze e patatine fritte, un abbinamento che in Belgio è praticamente una tappa obbligata.

Io ho scelto le cozze alla Roquefort, con cipolle e sedano. Il conto, per due persone, è stato di circa 58 €, comprese due birre e una bottiglia d’acqua. Non proprio economico, ma considerando la quantità e il contesto ci è sembrato un pranzo assolutamente da provare.

Ripreso il nostro van entro le 4ore, abbiamo ripreso la strada verso Dunkerque. Arrivate in serata abbiamo deciso di trascorrere la notte in un parcheggio gratuito vicino al lago di Teteghem.

Eravamo ormai dentro al ritmo del viaggio: strada, van, parcheggi trovati all’ultimo momento, qualche imprevisto, tante piccole scoperte e quella libertà che solo un viaggio itinerante riesce a dare. E soprattutto avevamo ancora parecchia strada davanti.

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La costa della Manica: da Sangatte a Les Loges

Lasciata Dunkerque alle spalle, abbiamo continuato il nostro viaggio lungo la costa, con una deviazione verso il mare a Sangatte, poco dopo Calais. Avevamo voglia di vedere la Manica da vicino e quella prima sosta ci ha regalato un paesaggio davvero particolare.

La spiaggia è enorme e, davanti a noi, continuavano a passare i traghetti tra Dover e Calais. Poi è arrivato un improvviso rovescio di pioggia, uno di quei temporali brevi che sembrano comparire dal nulla. Quando le nuvole hanno iniziato ad aprirsi, abbiamo avuto una sorpresa bellissima: in lontananza si riuscivano a distinguere chiaramente le scogliere bianche dell’Inghilterra.

Abbiamo quindi seguito la strada panoramica della costa della Manica, che ci ha permesso di vedere anche diversi bunker e le tracce lasciate dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Avremmo voluto fermarci più a lungo e visitare alcuni di questi luoghi, ma in quel momento i parcheggi erano pieni e non era proprio possibile. Abbiamo dovuto accontentarci di guardarli dal finestrino, ripromettendoci che, prima o poi, ci sarebbe stata un’altra occasione.

Quel giorno il vento soffiava davvero forte. Da una parte era quasi piacevole, perché dopo le giornate precedenti ci ha regalato temperature decisamente più fresche; dall’altra, però, rendeva complicato fermarsi nei punti panoramici. Bastava aprire la porta del van per capire quanto tirasse!

La nostra idea era di fermarci a Yport per la notte, ma qui abbiamo incontrato uno degli imprevisti più classici dei viaggi in camper: nessun posto libero. Abbiamo provato tre campeggi diversi e tutti e tre erano al completo.

A quel punto abbiamo deciso di non perdere altro tempo e abbiamo continuato fino a Les Loges. Alla fine siamo riuscite a trovare posto solamente in un parcheggio lungo la strada, senza servizi. Non era certo la sistemazione ideale, ma dopo una giornata così andava bene anche quello.

L’unica cosa che continuava a girarci in testa era una necessità molto meno romantica del panorama sulla Manica: il giorno dopo avremmo dovuto trovare assolutamente un punto per fare il carico e scarico delle acque del camper.

Étretat: finalmente davanti alle falesie

Il giorno dopo ci aspettava Étretat, una delle località che più desideravo vedere durante questo viaggio in Normandia. Prima, però, dovevamo risolvere la questione delle acque.

Siamo passate dal campeggio municipale, sperando di trovare un posto, ma a quell’ora era già completamente pieno. Almeno siamo riuscite a risolvere il problema del carico e scarico delle acque, e questo ci ha permesso di proseguire senza più quella piccola preoccupazione che ci accompagnava dalla sera precedente.

Per visitare Étretat abbiamo lasciato il van lungo la strada, a circa due chilometri dall’ingresso del paese. Da lì abbiamo proseguito a piedi verso la spiaggia.

Ed è proprio durante questa passeggiata che ci siamo imbattute quasi per caso nella casa-museo di Maurice Leblanc, lo scrittore che ha creato il celebre personaggio di Arsène Lupin. La casa era visitabile e la tentazione di entrare c’era, naturalmente, ma la fila all’ingresso era piuttosto lunga. Abbiamo deciso di rimandare e continuare verso il centro.

Abbiamo trovato un mercato molto vivace, con tantissimi prodotti locali e, soprattutto, una grande presenza di prodotti del mare. Era uno di quei posti in cui viene voglia di assaggiare tutto, anche solo per curiosità.

Poi abbiamo deciso di prendere il trenino turistico di Étretat. Una scelta che inizialmente sembrava quasi un modo semplice per evitare la salita, ma che si è rivelata un’ottima idea. Il trenino ci ha portate verso la parte alta delle falesie, fino alla cappella di Notre-Dame-de-la-Garde.

Davanti a noi c’era un panorama enorme, aperto sul mare, con le celebri falesie di Étretat che sembravano quasi disegnate. La più famosa, naturalmente, è quella che ricorda la proboscide di un elefante e che è diventata uno dei simboli più conosciuti della Normandia.

Vederla nelle fotografie è una cosa. Trovarsi lassù, con il vento che arriva dal mare e tutta quella distesa d’acqua davanti, è completamente diverso.

Quando siamo tornate dove avevamo lasciato l’autocaravan, passando davanti al camping municipale, abbiamo avuto una bella sorpresa diversi camper erano ripartiti e si era liberato un posto. Finalmente potevamo sistemarci! Per la notte abbiamo pagato circa 33 € e, dopo le peregrinazioni della sera precedente alla ricerca di un posto libero, ci è sembrato quasi un piccolo lusso.

Nel pomeriggio abbiamo approfittato della sosta per fare il bucato e finalmente una bella doccia. Dopo qualche giorno di viaggio, credetemi, anche una doccia normale può diventare un piccolo piacere!

Ma Étretat non aveva ancora finito di regalarci emozioni.

Più tardi siamo tornate a camminare, questa volta senza trenino. Abbiamo seguito il sentiero che sale sulle alture proprio sopra la famosa scogliera a forma di elefante. La salita non è stata proprio una passeggiata, soprattutto dopo tutta la strada fatta nei giorni precedenti, ma una volta arrivate in cima abbiamo capito che ne era valsa la pena.

Da lassù la prospettiva era ancora più bella. Il mare, le falesie, il paese sotto di noi e quella luce che nel pomeriggio cominciava lentamente a cambiare.

Abbiamo concluso la giornata tornando verso il molo, dove ci siamo fermate a cena. E mentre mangiavamo, abbiamo aspettato che il sole iniziasse a scendere sull’oceano.

Dopo tante ore di strada, parcheggi cercati, campeggi pieni, vento, pioggia e piccoli imprevisti, ci siamo ritrovate semplicemente lì, davanti al mare, a guardare il tramonto a Étretat.

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Il ponte di Normandia e Arromanches-les-Bains

Da Étretat siamo ripartite verso le 11, verso ovest. La meta era Caen, ma invece di scegliere la strada più veloce abbiamo preferito seguire la costa. E, col senno di poi, è stata sicuramente la scelta giusta.

Il tratto tra Le Havre e Honfleur è davvero piacevole da percorrere in van. La strada corre tra paesaggi aperti e scorci sul mare, fino ad arrivare a uno dei passaggi che ricordo più volentieri di questa giornata: l’attraversamento del Ponte di Normandia, che domina l’estuario della Senna

Nel pomeriggio siamo arrivate ad Arromanches-les-Bains, dove avevamo già prenotato un posto per il van in un parcheggio privato. Abbiamo pagato 40 euro per due notti. Gli unici servizi presenti sono stati l’elettricità e possibilità di fare il carico dell’acqua potabile, niente scarico. Però il posto era tranquillo, immerso nel verde e aveva persino un piccolo ruscello dove potevamo rinfrescarci i piedi.

L’unica vera difficoltà era l’accesso. La strada per arrivare al parcheggio era talmente stretta che, personalmente, lo sconsiglierei a chi viaggia con un camper di grandi dimensioni. Con il nostro van (6,40m ca.) siamo riuscite a entrare, ma bisogna fare molta attenzione.

Dopo esserci sistemate siamo uscite a piedi verso il paese. Già dalla spiaggia di Arromanches si possono vedere i resti del porto artificiale Mulberry, costruito dagli Alleati durante la Seconda guerra mondiale per permettere lo sbarco di uomini, mezzi e rifornimenti dopo il D-Day.

Vedere dal vivo i resti ancora presenti del porto, anche solo dalla spiaggia, fa un certo effetto. Fino a quel momento avevamo letto e sentito parlare dello sbarco in Normandia, ma improvvisamente quella storia diventava concreta, davanti ai nostri occhi.

All’ufficio turistico abbiamo poi recuperato una mappa del percorso ciclabile che collega diverse delle spiagge del D-Day. E così abbiamo deciso che il giorno seguente avremmo esplorato la costa in bicicletta.

In bicicletta tra i bunker e l’oceano

La mattina dopo siamo partite in bicicletta direttamente da Arromanches. La pista ciclabile comincia in fondo al paese e c’è subito una bella salita, giusto per ricordarci che non eravamo lì soltanto per ammirare il panorama!

Superato il primo tratto, però, il percorso diventa molto più tranquillo e soprattutto spettacolare. Pedalavamo tra i campi di grano mietuto, con quel colore giallo intenso che sotto il sole sembrava quasi brillare, e il blu dell’oceano.

Longues-sur-Mer - vista sul porto prefabbricato di Arromanches.

La prima vera tappa è stata Longues-sur-Mer, dove abbiamo incontrato le fortificazioni tedesche e alcuni bunker tedeschi della Seconda guerra mondiale allineati lungo la costa.

Uno in particolare ci ha colpite: è enorme, affacciato direttamente sull’oceano e ancora oggi permette di intuire quanto fosse strategica quella posizione. Ci sono le piattaforme utilizzate per la contraerea e una serie di corridoi e ambienti sotterranei, anche se alcune zone non sono accessibili.

Continuando il percorso siamo arrivate a Port-en-Bessin-Huppain, un piccolo paese di pescatori famoso soprattutto per le capasante e i crostacei.

A quel punto avevamo decisamente fame e abbiamo deciso che era arrivato il momento di fermarci. Abbiamo ordinato delle cozze al gorgonzola e sono state una sorpresa: davvero ottime. Anche il prezzo ci è sembrato onesto, soprattutto considerando che eravamo in una località turistica.

Avevamo inizialmente pensato di continuare in bicicletta fino a Omaha Beach, ma guardando il percorso e l’orario abbiamo preferito non esagerare. Siamo quindi tornate verso Arromanches.

Alla fine, tra andata, visite e rientro, abbiamo percorso circa 30 chilometri in bicicletta. Una bella pedalata, ma soprattutto un modo meraviglioso per vivere la costa della Normandia.

Omaha Beach, Pointe du Hoc e Utah Beach: dentro la storia del D-Day

Il giorno successivo abbiamo ripreso il van e siamo partite per un vero e proprio itinerario lungo le spiagge dello sbarco in Normandia.

La prima tappa è stata il Cimitero americano di Normandia, e ancora oggi faccio fatica a trovare le parole giuste per descrivere quello che si prova davanti a migliaia di croci bianche perfettamente allineate.

È un luogo molto suggestivo, ma anche profondamente triste. Dietro quelle croci ci sono ragazzi giovanissimi, vite interrotte durante una guerra che ormai ci sembra lontanissima nel tempo.

Dopo la visita abbiamo raggiunto Omaha Beach. Abbiamo lasciato il van in un parcheggio gratuito a circa un chilometro e mezzo dal centro e abbiamo proseguito a piedi.

Tra andata e ritorno abbiamo camminato quasi quattro chilometri, sotto un sole decisamente forte. La spiaggia è enorme e con la bassa marea sembra ancora più grande.

Abbiamo poi raggiunto Les Braves, il monumento realizzato dall’artista Anilore Banon nel 2004 per rendere omaggio al coraggio dei soldati che parteciparono allo sbarco del 6 giugno 1944.

Dopo un panino preso in un chiosco sulla spiaggia, siamo ripartite verso la Pointe du Hoc.

Qui il paesaggio cambia ancora. I bunker sono disseminati sulla scogliera e nel terreno sono ancora perfettamente visibili i crateri provocati dai bombardamenti. Alcuni sono davvero impressionanti.

È difficile passeggiare in questi luoghi senza pensare a quello che è successo qui.

La nostra giornata si è conclusa a Utah Beach. Abbiamo trovato un parcheggio gratuito praticamente a ridosso della spiaggia e siamo scese per una breve passeggiata.

Avremmo voluto visitare anche il museo, ma quando siamo arrivate era già chiuso. Pazienza. Ci siamo concesse un aperitivo e poi siamo tornate al van.

Dopo una giornata così intensa avevamo bisogno di fermarci e lasciare sedimentare un po’ tutte le immagini viste durante il giorno.

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Verso la Valle della Loira: Chargé e Amboise

A quel punto era arrivato il momento di lasciare la Normandia. Il nostro viaggio doveva proseguire verso sud per la seconda tappa principale in direzione della Valle della Loira e più precisamente ad Amboise al castello dove si crede sia sepolto Leonardo da Vinci.

La prima notte abbiamo dormito in un campeggio municipale a Chargé, sulla riva della Loira. Era un campeggio piuttosto spartano, niente di particolarmente elegante, ma tranquillo e con tanto spazio verde intorno.

L’unico vero problema? I moscerini. Erano davvero tantissimi!

Il giorno successivo siamo partite verso lo Château Royal d’Amboise. La ricerca del parcheggio non è stata semplicissima e, dopo qualche giro, siamo riuscite a sistemarci lungo la strada poco fuori dalla città.

Il motivo principale per cui volevamo visitare il castello era uno solo: Leonardo da Vinci.

Due anni prima avevamo visitato il Clos Lucé, l’ultima dimora del genio italiano, e questa volta volevamo vedere il luogo in cui si trovava la sua tomba. All’interno della cappella del castello sono infatti custoditi quelli che vengono ritenuti i suoi resti.

Il castello, però, ci ha lasciate un po’ perplesse. Forse avevamo aspettative troppo alte, ma lo abbiamo trovato più bello all’esterno che all’interno. Essendo un castello reale, ci aspettavamo qualcosa di più spettacolare.

In ogni caso, vedere la tomba di Leonardo ha dato un significato particolare alla visita.

Chenonceaux, il castello delle signore

Nel pomeriggio abbiamo ripreso il van e siamo andate verso Château de Chenonceau (a una ventina di km di distanza), dove abbiamo trovato un’area di sosta per camper (Camping-car) proprio accanto al castello.

La mattina seguente, era dedicata completante alla visita del catello Chenonceau, uno dei castelli più famosi della Valle della Loira (anche se si trova sul fiume Cher) e conosciuto anche come il castello delle signore.

Il nome non è casuale. Nel corso della sua storia il castello è stato infatti legato soprattutto a figure femminili, dalle sue proprietarie alle donne che ne hanno determinato l’aspetto e la storia. Tra tutte, naturalmente, spicca Caterina de’ Medici, probabilmente la più famosa.

Abbiamo pagato 19 € a persona per l’ingresso senza guida. Noi abbiamo scelto di visitarlo con calma e alla fine abbiamo trascorso più di due ore tra il castello e i suoi meravigliosi giardini.

Quaranta gradi e un lago: verso il Périgord

Terminata la visita, abbiamo ripreso la strada verso sud, direzione la Dordogna

Quel giorno il caldo era davvero impressionante: 40 gradi. Il van sembrava quasi un forno e guidare con quelle temperature non era proprio il massimo, ma dovevamo continuare il nostro percorso.

Alla fine abbiamo trovato un parcheggio libero davanti a un lago, probabilmente artificiale, Étang de la Chaume.

Non era una delle tappe che avevamo programmato come imperdibili, ma dopo una giornata così calda ci è sembrato il posto perfetto per fermarci. Un po’ d’acqua, un po’ di tranquillità e finalmente la possibilità di riposare.

Il giorno successivo ci aspettava una nuova destinazione e l’ultima tappa principale del nostro viaggio: il Périgord, dove dovevamo raggiungere un’amica e trascorrere insieme il ferragosto prima di rientrare in Italia.

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E così, ancora una volta, il van era pronto a ripartire. La Normandia era ormai alle nostre spalle, la Valle della Loira anche, ma il viaggio non era ancora finito.

Dal Brennero alla Dordogna: un viaggio in camper

Dove sostare in camper

Vipiteno — parcheggio accanto al supermercato Semplice sosta di passaggio prima del valico del Brennero. Nessun servizio annotato, nessun costo indicato.

Stoccarda — parcheggio vicino a un centro sportivo A circa 20 km dal centro città, quindi utile solo come tappa tecnica per la notte, non come base per visitare Stoccarda. Zona descritta come tranquilla.

Port de Mesnil-Saint-Père — parcheggio fronte lago Solo asfalto, nessuna zona d’ombra, nessun servizio segnalato. Comodo per un punto d’incontro, meno per una sosta prolungata in agosto.

Cul-Des-Sarts — area sosta camper Elettricità, carico acqua potabile, scarico acque grigie e scure. Costo di circa 41,70 € comprensivo di rinnovo di un abbonamento. Descritta dalle viaggiatrici come “molto carina e tranquilla”, in pieno centro paese, con una festa locale in corso durante la visita.

Gand — parcheggio a 2 km dal centro Tranquillo, ampio, ma con passaggi ferroviari rumorosi e — punto da verificare — nessuna indicazione chiara su come e se andasse pagato.

Bruges — parcheggio gratuito con disco orario Individuato su Park4Night, gratuito ma limitato a 4 ore, con obbligo di disco orario. A circa 1,5 km a piedi dalla Piazza del Mercato. Adatto solo per una visita diurna, non per la sosta notturna.

Dunkerque (zona Teteghem) — parcheggio gratuito Usato per la notte dopo la visita a Bruges, vicino a un lago. Nessun servizio annotato.

Les Loges — parcheggio camper gratuito Solo parcheggio su strada, senza carico né scarico acque: soluzione di ripiego dopo aver trovato pieni tre campeggi nella zona di Yport, in piena alta stagione.

Etretat — Camping Municipal Bagni, docce, carico acqua potabile, scarico acque grigie e scure. Circa 32 € a notte. Al mattino risultava completo; un posto si è liberato nel primo pomeriggio, quando diversi camper sono ripartiti. Comodo, a pochi minuti a piedi dal centro storico.

Arromanches-les-Bains — parcheggio privato (“da Olivier”) Elettricità e carico acqua potabile, nessuno scarico. 40 € per due notti. Posto tranquillo e nel verde, con un piccolo ruscello, ma accesso molto stretto: non consigliato per camper di grandi dimensioni.

Utah Beach — parcheggio gratuito Proprio a ridosso della spiaggia. Nessun servizio annotato. Usato come tappa finale del giro delle spiagge dello sbarco.

Camping Chargé — campeggio municipale Elettricità, bagni, docce, carico acqua potabile, scarico acque grigie e scure, accesso disabili. Circa 16,44 €. Definito “spartano” dalle viaggiatrici ma tranquillo, sulla riva della Loira, con molto verde intorno — e molti moscerini.

Area sosta camper-car a Chenonceaux Elettricità, bagni, docce, carico acqua potabile, scarico acque grigie e scure, accesso disabili. Pagata con un credito prepagato ricaricato in precedenza a Cul-Des-Sarts, quindi senza un esborso diretto quella notte. A pochi minuti a piedi dal castello.

Etang de la Chaume — parcheggio libero Fronte a un lago, probabilmente artificiale. Nessun servizio annotato. Ultima sosta raccontata finora.

Muoversi senza camper

In quasi tutte le tappe principali il van è rimasto fermo e gli spostamenti sono avvenuti a piedi o in bicicletta:

A Gand e Cul-Des-Sarts, le biciclette scaricate dal portabici hanno permesso di raggiungere rispettivamente il centro storico e i sentieri nel bosco vicino al paese, lasciando il mezzo pesante in un parcheggio periferico.

A Bruges, la scelta è stata di lasciare il van in un parcheggio a 1,5 km e procedere interamente a piedi, complice anche il limite di 4 ore che avrebbe reso scomodo restare nei paraggi con il mezzo.

A Etretat, il centro storico e le falesie sono stati raggiunti a piedi dal parcheggio (circa 2 km) e poi, per la parte più ampia del giro turistico, con il trenino locale che porta fino alla cima della falesia.

Ad Arromanches-les-Bains, un’intera giornata è stata dedicata alla bicicletta: circa 30 km lungo la pista costiera per raggiungere Longues-sur-Mer e Port-en-Bessin-Huppain, lasciando il van fermo nel parcheggio privato.

A Omaha Beach, il van è stato lasciato in un parcheggio gratuito a 1,5 km e il resto del percorso — spiaggia, monumento “Les Braves” — è stato fatto interamente a piedi, per quasi 4 km complessivi.

Ad Amboise, la difficoltà a trovare parcheggio nel centro storico ha reso necessario lasciare il van lungo la strada, fuori dal paese, e proseguire a piedi fino al castello.

Cosa vedere e fare

Il centro storico di Bruges con free tour a piedi Vale il tempo investito: due ore di cammino tra i canali e la Piazza del Mercato con una guida locale hanno permesso di scoprire storia e leggende della città. L’unico limite, quel giorno, è stata la disponibilità di tour solo in spagnolo — chi cerca una guida in italiano dovrebbe verificare la disponibilità in anticipo.

Il castello dei Conti di Fiandra a Gand Visto e fotografato dall’esterno nel corso di una passeggiata breve; le viaggiatrici stesse segnalano di voler tornare “in tempi più tranquilli dal turismo” per visitarlo con calma insieme ai musei della città.

Il trenino turistico e la falesia di Etretat Il modo più comodo per raggiungere il punto panoramico più alto, sopra la cappella di Notre-Dame, con vista sulla celebre scogliera a forma di elefante. Il biglietto e l’attesa (circa mezz’ora tra un giro e l’altro) sono stati ampiamente ripagati dal panorama.

La passeggiata sulle falesie di Etretat, a piedi Fatta nel tardo pomeriggio, in aggiunta al giro in trenino della mattina: una salita impegnativa ma non estrema, con un panorama sull’Atlantico descritto come uno dei momenti più memorabili del viaggio.

La spiaggia di Sangatte e la vista sulle scogliere di Dover Una deviazione verso il mare subito dopo Calais, utile per chi vuole vedere lo Stretto della Manica da vicino: traghetti in transito e, nelle giornate limpide dopo la pioggia, le scogliere bianche inglesi ben visibili all’orizzonte.

Il cimitero americano di Normandia e le spiagge dello sbarco Un percorso a tema che, tra cimitero, Omaha Beach, La Pointe du Hoc e Utah Beach, ha richiesto un’intera giornata. Luoghi di forte impatto emotivo, con resti bellici — bunker, crateri — ancora ben conservati.

Il giro in bicicletta da Arromanches a Longues-sur-Mer e Port-en-Bessin-Huppain Percorso panoramico e alla portata di chiunque, tra bunker tedeschi lungo la strada e un pranzo a base di capesante e cozze in un paese di pescatori.

Il Château Royal d’Amboise e la tomba di Leonardo da Vinci Meta scelta soprattutto per vedere il luogo dove si suppone siano custoditi i resti di Leonardo. Il castello, secondo le viaggiatrici, è più bello visto da fuori che visitato all’interno.

Il Château de Chenonceaux Giudicato il più bello, almeno in fotografia, tra i castelli della Loira visti finora — pur sorgendo sul fiume Cher e non sulla Loira stessa. Da mettere in conto almeno due ore tra castello e giardini.

Costi del viaggio

Il totale registrato dal 30 luglio al 17 agosto è di € 2.297,39. È bene chiarire subito un punto: questa cifra copre tutte le spese del gruppo su tutto il percorso — Italia, Germania, Belgio e Francia — e include anche voci che non sono costi “necessari” di viaggio in senso stretto.

Numeri riassuntivi:

  • Totale viaggio: € 2.297,39 (Carburante = € 680,00 – Autostrada = € 253,00 – Aree di sosta = 144,08€)
  • Km percorsi: 4.342 km
  • Costo medio giornaliero: circa € 120
  • Costo medio per km: circa € 0,55/km

Questi sono i costi effettivamente sostenuti durante questo viaggio, nell’agosto 2026, e non vanno letti come prezzi garantiti per il futuro: tariffe di campeggi, pedaggi, ingressi a castelli e carburante possono cambiare, soprattutto in alta stagione.

Cosa abbiamo imparato

In alta stagione, sulla costa normanna, i campeggi si riempiono rapidamente — avere sempre un piano B. Vicino a Yport tre campeggi diversi sono risultati completi nello stesso pomeriggio, e anche il campeggio municipale di Etretat era “completo” al mattino, salvo liberarsi un posto qualche ora dopo. Conviene individuare in anticipo almeno un’area di sosta o un parcheggio alternativo, e provare di nuovo un campeggio pieno in un secondo momento della giornata.

Un abbonamento camper Francia e uno a Park4Night aiutano a orientarsi, ma vanno attivati prima di partire. Nel caso di questo viaggio, l’abbonamento è stato sottoscritto a metà percorso, a Etretat, quando probabilmente sarebbe stato più utile fin dall’inizio.

Nei parcheggi gratuiti delle città turistiche, controllare sempre i limiti orari. A Bruges il parcheggio gratuito trovato su Park4Night aveva un tetto di 4 ore con obbligo di disco orario: un dettaglio che va verificato prima di lasciare il mezzo per una visita prolungata.

Le soste tecniche (carico e scarico acque) non sono garantite ovunque. A Les Loges il parcheggio scelto per la notte non offriva alcun servizio, tanto da rendere “urgente” la ricerca di un punto di scarico il giorno successivo. Vale la pena pianificare le soste tecniche con un margine di anticipo, soprattutto prima di una notte in un’area senza servizi.

Nelle città con turismo intenso, spesso conviene lasciare il camper fermo e visitare a piedi, in bici o con un tour organizzato. A Bruges il free tour a piedi e a Etretat il trenino turistico hanno permesso di vedere di più, con meno stress logistico, rispetto a muovere il mezzo.

Non riempire mai il serbatoio al massimo, se il percorso lo consente. Le viaggiatrici hanno fatto rifornimenti frazionati per tutto il viaggio, per non appesantire il mezzo — una pratica che, su un van nuovo e ancora da conoscere, ha un senso anche in termini di consumi.

Le zone panoramiche molto frequentate, lungo la costa della Manica, possono avere parcheggi saturi già in tarda mattinata. Il tentativo di raggiungere un punto panoramico vicino a Sangatte è saltato per mancanza di parcheggio: se un luogo è segnalato come particolarmente bello, meglio arrivarci presto.

Le spiagge dello sbarco in Normandia meritano una giornata intera dedicata, non una tappa veloce. Tra cimitero americano, Omaha Beach, La Pointe du Hoc e Utah Beach, il percorso a piedi e in van ha occupato un’intera giornata: pianificarlo come tappa a sé, con partenza mattutina, evita di dover rinunciare a qualche sito per mancanza di tempo (come è successo con il museo di Utah Beach, trovato già chiuso).

Un parcheggio privato risolve il problema della sosta, ma non è detto che sia adatto a mezzi grandi. Ad Arromanches-les-Bains l’accesso al parcheggio prenotato era così stretto da essere sconsigliato, secondo le stesse viaggiatrici, ai camper più ingombranti: meglio chiedere le misure esatte prima di prenotare a distanza.

Nei centri storici come Amboise, il parcheggio per camper può essere scarso. Meglio mettere in conto di lasciare il mezzo fuori dal centro, lungo una strada secondaria, e proseguire a piedi.

Un credito prepagato caricato su un circuito di aree sosta camper-car resta utilizzabile anche a distanza di giorni e chilometri. La ricarica fatta a Cul-Des-Sarts, in Belgio, è stata usata per pagare l’area sosta di Chenonceaux, in Francia: un modo pratico per non dover sempre avere contanti o carta a portata di mano.